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Suono 296 Amplificatore integrato SP 734 Gianfranco Machelli

amplificatore Spark SP-734

Dopo rivoluzione, lavanderie e ristoranti, i Cinesi tentano l'alta fedeltà e danno dimostrazione di saperci fare. Ecco un integrato valvolare destinato a far clamore, oltre che (ottima) musica.

Dopo l'ondata giapponese dei Settanta, quella angloamericana degli Ottanta e - saltando i Novanta come periodo per metà riflusso e per metà transizione - il prossimo lustro potrebbe essere l'era del "made in China", una sorta di new-age impastata di contraddizioni e dubbi, ma anche di nuove, corroboranti prospettive. La globalizzazione, il mercato totale, le comunicazioni in tempo reale, la caduta delle ideologie e delle frontiere, hanno dischiuso nuovi orizzonti, e lasciamo ai novelli (presuntuosi) Nostradamus la pretesa di ipotizzare addirittura l'indirizzo del secolo che si va affacciando. Nel nostro piccolo orticello, prima di rimaner definitivamente travolti dall 'imbonitore orwelliano in veste multimediale, vorremmo vedere quali occasioni ci offre questo inedito accesso alla civiltà tecnologica dell'ex Celeste Impero. Molti di noi convivono da tempo con copie cinesi di fotocamere e di personal-computer. contenti di scattare istantenee alla ragazza sorridente e/o di giocare con Internet, soddisfatti di aver risparmiato tante sudatissime lirette. I Cinesi, come i Giap (anche i Russi però, soprattutto prima della caduta della cortina di ferro) all'inizio della loro rivoluzione industriale, sono stati particolarmente bravi a copiare più che a creare, lasciando questa "fatica" all'Occidente opulento e crapulone. E ciò é vero soprattutto per la tecnologia più commerciale, mentre quella più avanzata rimane gelosarnente custodita a Silicon Valley o nei recessi del Pentagono. I Cinesi, mae stri in opere ciclopiche e non privi di una loro tecnologia capace di spedirli nello spazio o dotarli di armi nucleari, non hanno però smesso di mantenere in vita aziende con know-how più modesto, ma comunque utile. Questo spiega -in parte - perché siano particolarmente attrezzati a costruire apparecchi valvolari, quasi sempre basati su progetti europei o nordamericani. La loro buona fattura, realizzata con materiale generalmente indigeno, ed il prezzo, che nonostante i passaggi di mano riesce a mantenersi altamente competitivo sugli omologhi modelli occidentali, concede ai Cinesi delle ottime carte da giocarsi. Ma anche nella Cina che si apre al capitalismo esistono delle varianti qualitative, delle classi di prodotto che emergono. E' questo il caso dello Spark SP-734, modello di notevole valenza complessiva preso dal catalogo della Catic Enterprise Group, grande azienda operante principalmente in ambito aerospaziale, che incorpora la Spark Electronic Equipment, specialista in trasformatori per uso audio e - già che c'era - in elettroniche valvolari. I modelli importati sono cinque, quattro amplificatori integrati ed uno stadio phono MC. Gli amplificatori si basano su un unico canovaccio, adattato di volta in voIta in funzione delle valvole che si vuole privilegiare: il 530D impiega quattro KT-100, opera in push-pull ed eroga 50 watt; l'SP-730D utilizza due 300B in single-ended per 10 watt in classe A; l'810 usa sempre quattro KT-100, ma cambia la sezione pre, ed eroga una potenza di 75W, infine, I'SP-734, che sceglie i classicissimi EL-34 (quattro) in push-pull e classe AB per donarvi 45 watt, ovviamente per canale. La Spark 734 impressiona non poco per il suo aspetto e per la sua tuff'altro che lieve massa (25 chiletti ben messi), della quale sono responsabili i tre trasformatori schermati (sembran quattro, ma uno è un'induttanza "camuffata" con la stessa calotta dei trasformatori). L'aspetto incute un istintivo rispetto, che può confinare con l'ammirata sorpresa nel trovarsi di fronte ad un manufatto dalla ipnotica percezione: l'elegantissima e pregiata verniciatura metallizzata verde smeraldo, l'oro del pannello frontale, i riflessi argentei delle numerose valvole conferiscono un sapore di oggetto di culto, evocante esotiche e rare esercitazioni d'autore venerate in Giappo ne come monumenti al rito della valvola. Ad un'indagine più approfondita, il pannello anteriore si presenta come un biglietto da visita assai indicativo della classe dell'oggetto. Dì ragguardevole spessore (circa 1 cm), anodizzato oro, presenta una fresatura emisferica lungo i due terzi inferiori della superficie, agli estremi della quale trovano alloggio il tasto di accensione e le manopole per il Volume ed il Selettore degli Ingressi. Quest' ultimi sono soltanto tre (CD, Tuner e Tape), denunciando un'impostazione ultraminimalista che affida lo Spark SP-734 ad un'utenza di stretta osservazione audiofila senza tentazioni fuori della puro ascolto audio. Una peculiarità tra le altre - sono le connessioni per gli ingressi, poste sul lato destro della macchina, quello più lungo (l'apparecchio sviluppa più in profondità che in larghezza), soluzione che richiede un po' di attenzione al momento dell'installazione onde evitare pericolosi itinerari ai cavi. Una critica va rivolta alle diciture sui relativi ingressi, dal corpo troppo piccolo e con un contrasto cromatico insufficiente (un lezioso tono su tono) per una facile ed inequivocabile lettura. Consiglio quindi di inforcare gli occhiali ed indirizzare su essi la luce di una lampada alogena così da far centro al primo tentativo. Sul retro sono presenti i canonici morsetti per i diffusori, a serraggio e con foro passante, ma in grado anche di accogliere le sempre efficaci banana-plugs. Qui le diciture sono addirittura anche in cinese: se qualcuno di voi, amante di lingue orientali, voglia esercitarsi troverà pane per i suoi denti. Da un punto di vista costruttivo, il 734 adotta una circuitazione hard-wired (cablaggio in aria), e contempla quattro EL-34 per la sezione di potenza in configurazione push-pull, con una potenza dichiarata di 45 watt RMS su 4/6/8 ohm (50 misurati). La stesura tecnica è realizzata con notevole ordine e competenza, adottando componentistica di ottima qualità, strategicamente disposta e ben montata, segno inequivocabile dell'alto grado di specializzazione e serietà raggiunto dalla Azienda. Tutta questa calligrafia formale ci induce ad affrettare la prova d'ascolto, per trovare presto un riscontro coerente tra stile e contenuto. Al solito, non si ha tempo per rodare appieno circuito e tubi, ed un abbondante preriscaldamento può essere un buon ripiego per raggiungere una certa affidabilità di risultati. La partnership per la sessione d'ascolto è quella ormai collaudata, presente nella sala redazionale, vale a dire Rega Planet come sorgente e Aliante One/Zeta come acustiche, con cablaggio Art, AudioQuest e Monitor PC. Bastano poche note per far capire a chi ascolta di che stoffa è il nostro ospite orientale. Esso parla un forbito e puro linguaggio audiophile grade, con eccellente discriminazione tonale e prospettica, associata ad una definizione ed analisi in linea con le migliori elettroniche a tubi di categoria superiore. La capacità di estrarre le informazioni più intime e recondite, riproponendole con estrema proprietà di timbro ed eccellente coerenza tonale, unite ad un controllo complessivo di ottima calibrazione, fanno del 734 un vero purosangue del suono; un prezioso ed affascinante produttore di emozioni musicali come da tempo non mi capitava di ascoltare, soprattutto in questa fascia di prezzo. Il contrasto, e la dinamica in generale, sono misurati senza eccessi o defiances; agevolano e ricostruiscono tutto il pathos dei crescendo, senza cadere in apnea nemmeno nei passaggi più ostici e velenosi. Gli Aliante, pur essendo diffusori espressivi e precisi, non sono facili clienti per nessuno in quanto a richiesta elettrica, ma in questo caso, ogni loro esigenza è prontamente evasa con felice e naturale esito sonico/musicale. Trovo estremamente interessante, musicalmente parlando, la grande capacità del 734 nel dirimere, senza tracimazioni e sovrapposizioni, il contenuto della gamma bassa, con le percussioni, anche quelle di diametro più grande, sempre ben scontornate e circostanziate, appaiate, ma mai confuse, con il lavoro del basso, del contrabbasso o del synth, i quali possono scendere negli anfratti armonici più profondi senza costrizioni e perdite di nerbo, prestazione questa, che finora ritenevo capace di assegnare solo ai modelli a stato solido di più elevato lignaggio e potenza. Il medio, trasparente e fluido come tradizione tecnologica vuole, è meno eufonico, interpretato del solito; più corretto e volitivo, mirabilmente informativo. Esso va poi ad incastonarsi a perfezione nella gamma superiore, che raggiunge vertici di qualità ed estensione da accademia del suono. Sempre formidabile la focheggiatura sugli attori musicali, con una declinazione dei piani sonori didascalica e stabile, ma con la possibilità di cogliere, in quelli più lontani e flebili, la fragile ma vitale espressione dell'impulso più delicato o sottile. Se vogliamo cercare il pelo nell'uovo, ma non so nemmeno se ciò sia tale, mancando un riscontro esigibile solo a maturazione completa dei dispositivi sottovuoto, è una certa "freddezza" nell'estremo superiore, che coniugandosi ad una capacità analitica a cinque stelle, può sottolineare - nelle registrazioni meno accurate (vedi rock più commerciale) - le sibilanti e/o il frizzantino dei piatti, come pure isterilire alcuni strumenti che incappino in quella regione. Questo vezzo scompare letteralmente negli album di più alta qualità. Con alcuni "sampler" audiophìle di immacolato credito tecnico, utili soprattutto in questi frangenti, la resa acustica è impeccabile, con dettagli incisivi e fragranti ed armoniche piene e solide. E questa la prova probante che il 734 è un apparecchio di altissimo bordo, il quale non permette di fare prigionieri, quando questi si manifestano sotto forma di lavoro abborracciato di un fonico fumato, ma paga totalmente quando questo, riavutosi dai bagordi della notte di Halloween, si mette smoking e guanti bianchi. Concludendo, non si può non classificare lo Spark SP-734 tra le migliori proposte in assoluto a prescindere dalla tecnologia e dal paese di provenienza. Se poi aggiungiamo il prezzo (3.4 milioni al pubblico, IVA al 20% compresa), assimilabile - se non minore - a quello ormai richiesto per un buon integrato europeo a stato solido, allora parlare di clamoroso rapporto qualità/prezzo non desta alcuna sorpresa o rivendicazione. La chimera di abbordare un'elettronica (valvolare) di massimo livello a prezzi terrestri è finalmente una elegante e ghiotta realtà e non può che far felice il popolo audio ed invidia e preoccupazione ai concorrenti occidentali che dovranno correre ai ripari se non vorranno cadere sotto le grinfie della tigre cinese. quanto mai agguerrita e scatenata. Circa le note di utilizzazione, è quasi superfluo raccomandare, vista l'eccellenza di trascrizione ed analisi del 734, l'impiego di quanto di meglio il mercato possa offrire per sorgenti e diffusori, calibrando però accuratamente la scelta su quei modelli già di per sé inclini alla surdefinizione, che potrebbe far pendere l'equilibrio dell'impianto verso un suono troppo calligrafico, svilendo la ficcante personalità musicale che il 734 innegabilmente possiede. Ciò, intuibilmente, vale anche per il discorso cavi, che devono "servire" il carattere evocativo e lucido dell'amplificatore, senza eccessivamente imbrigliarlo in un comportamento meccanico e notarile.

Gianfranco Machelli