Dopo rivoluzione, lavanderie e ristoranti, i Cinesi tentano l'alta
fedeltà e danno dimostrazione di saperci fare. Ecco un integrato valvolare destinato a
far clamore, oltre che (ottima) musica.
Dopo l'ondata giapponese dei Settanta, quella angloamericana degli Ottanta e - saltando
i Novanta come periodo per metà riflusso e per metà transizione - il prossimo lustro
potrebbe essere l'era del "made in China", una sorta di new-age impastata di
contraddizioni e dubbi, ma anche di nuove, corroboranti prospettive. La globalizzazione,
il mercato totale, le comunicazioni in tempo reale, la caduta delle ideologie e delle
frontiere, hanno dischiuso nuovi orizzonti, e lasciamo ai novelli (presuntuosi)
Nostradamus la pretesa di ipotizzare addirittura l'indirizzo del secolo che si va
affacciando. Nel nostro piccolo orticello, prima di rimaner definitivamente travolti dall
'imbonitore orwelliano in veste multimediale, vorremmo vedere quali occasioni ci offre
questo inedito accesso alla civiltà tecnologica dell'ex Celeste Impero. Molti di noi
convivono da tempo con copie cinesi di fotocamere e di personal-computer. contenti di
scattare istantenee alla ragazza sorridente e/o di giocare con Internet, soddisfatti di
aver risparmiato tante sudatissime lirette. I Cinesi, come i Giap (anche i Russi però,
soprattutto prima della caduta della cortina di ferro) all'inizio della loro rivoluzione
industriale, sono stati particolarmente bravi a copiare più che a creare, lasciando
questa "fatica" all'Occidente opulento e crapulone. E ciò é vero soprattutto
per la tecnologia più commerciale, mentre quella più avanzata rimane gelosarnente
custodita a Silicon Valley o nei recessi del Pentagono. I Cinesi, mae stri in opere
ciclopiche e non privi di una loro tecnologia capace di spedirli nello spazio o dotarli di
armi nucleari, non hanno però smesso di mantenere in vita aziende con know-how più
modesto, ma comunque utile. Questo spiega -in parte - perché siano particolarmente
attrezzati a costruire apparecchi valvolari, quasi sempre basati su progetti europei o
nordamericani. La loro buona fattura, realizzata con materiale generalmente indigeno, ed
il prezzo, che nonostante i passaggi di mano riesce a mantenersi altamente competitivo
sugli omologhi modelli occidentali, concede ai Cinesi delle ottime carte da giocarsi. Ma
anche nella Cina che si apre al capitalismo esistono delle varianti qualitative, delle
classi di prodotto che emergono. E' questo il caso dello Spark SP-734, modello di notevole
valenza complessiva preso dal catalogo della Catic Enterprise Group, grande azienda
operante principalmente in ambito aerospaziale, che incorpora la Spark Electronic
Equipment, specialista in trasformatori per uso audio e - già che c'era - in elettroniche
valvolari. I modelli importati sono cinque, quattro amplificatori integrati ed uno stadio
phono MC. Gli amplificatori si basano su un unico canovaccio, adattato di volta in voIta
in funzione delle valvole che si vuole privilegiare: il 530D impiega quattro KT-100, opera
in push-pull ed eroga 50 watt; l'SP-730D utilizza due 300B in single-ended per 10 watt in
classe A; l'810 usa sempre quattro KT-100, ma cambia la sezione pre, ed eroga una potenza
di 75W, infine, I'SP-734, che sceglie i classicissimi EL-34 (quattro) in push-pull e
classe AB per donarvi 45 watt, ovviamente per canale. La Spark 734 impressiona non poco
per il suo aspetto e per la sua tuff'altro che lieve massa (25 chiletti ben messi), della
quale sono responsabili i tre trasformatori schermati (sembran quattro, ma uno è
un'induttanza "camuffata" con la stessa calotta dei trasformatori). L'aspetto
incute un istintivo rispetto, che può confinare con l'ammirata sorpresa nel trovarsi di
fronte ad un manufatto dalla ipnotica percezione: l'elegantissima e pregiata verniciatura
metallizzata verde smeraldo, l'oro del pannello frontale, i riflessi argentei delle
numerose valvole conferiscono un sapore di oggetto di culto, evocante esotiche e rare
esercitazioni d'autore venerate in Giappo ne come monumenti al rito della valvola. Ad
un'indagine più approfondita, il pannello anteriore si presenta come un biglietto da
visita assai indicativo della classe dell'oggetto. Dì ragguardevole spessore (circa 1
cm), anodizzato oro, presenta una fresatura emisferica lungo i due terzi inferiori della
superficie, agli estremi della quale trovano alloggio il tasto di accensione e le manopole
per il Volume ed il Selettore degli Ingressi. Quest' ultimi sono soltanto tre (CD, Tuner e
Tape), denunciando un'impostazione ultraminimalista che affida lo Spark SP-734 ad
un'utenza di stretta osservazione audiofila senza tentazioni fuori della puro ascolto
audio. Una peculiarità tra le altre - sono le connessioni per gli ingressi, poste sul
lato destro della macchina, quello più lungo (l'apparecchio sviluppa più in profondità
che in larghezza), soluzione che richiede un po' di attenzione al momento
dell'installazione onde evitare pericolosi itinerari ai cavi. Una critica va rivolta alle
diciture sui relativi ingressi, dal corpo troppo piccolo e con un contrasto cromatico
insufficiente (un lezioso tono su tono) per una facile ed inequivocabile lettura.
Consiglio quindi di inforcare gli occhiali ed indirizzare su essi la luce di una lampada
alogena così da far centro al primo tentativo. Sul retro sono presenti i canonici
morsetti per i diffusori, a serraggio e con foro passante, ma in grado anche di accogliere
le sempre efficaci banana-plugs. Qui le diciture sono addirittura anche in cinese: se
qualcuno di voi, amante di lingue orientali, voglia esercitarsi troverà pane per i suoi
denti. Da un punto di vista costruttivo, il 734 adotta una circuitazione hard-wired
(cablaggio in aria), e contempla quattro EL-34 per la sezione di potenza in configurazione
push-pull, con una potenza dichiarata di 45 watt RMS su 4/6/8 ohm (50 misurati). La
stesura tecnica è realizzata con notevole ordine e competenza, adottando componentistica
di ottima qualità, strategicamente disposta e ben montata, segno inequivocabile dell'alto
grado di specializzazione e serietà raggiunto dalla Azienda. Tutta questa calligrafia
formale ci induce ad affrettare la prova d'ascolto, per trovare presto un riscontro
coerente tra stile e contenuto. Al solito, non si ha tempo per rodare appieno circuito e
tubi, ed un abbondante preriscaldamento può essere un buon ripiego per raggiungere una
certa affidabilità di risultati. La partnership per la sessione d'ascolto è quella ormai
collaudata, presente nella sala redazionale, vale a dire Rega Planet come sorgente e
Aliante One/Zeta come acustiche, con cablaggio Art, AudioQuest e Monitor PC. Bastano poche
note per far capire a chi ascolta di che stoffa è il nostro ospite orientale. Esso parla
un forbito e puro linguaggio audiophile grade, con eccellente discriminazione tonale e
prospettica, associata ad una definizione ed analisi in linea con le migliori elettroniche
a tubi di categoria superiore. La capacità di estrarre le informazioni più intime e
recondite, riproponendole con estrema proprietà di timbro ed eccellente coerenza tonale,
unite ad un controllo complessivo di ottima calibrazione, fanno del 734 un vero purosangue
del suono; un prezioso ed affascinante produttore di emozioni musicali come da tempo non
mi capitava di ascoltare, soprattutto in questa fascia di prezzo. Il contrasto, e la
dinamica in generale, sono misurati senza eccessi o defiances; agevolano e ricostruiscono
tutto il pathos dei crescendo, senza cadere in apnea nemmeno nei passaggi più ostici e
velenosi. Gli Aliante, pur essendo diffusori espressivi e precisi, non sono facili clienti
per nessuno in quanto a richiesta elettrica, ma in questo caso, ogni loro esigenza è
prontamente evasa con felice e naturale esito sonico/musicale. Trovo estremamente
interessante, musicalmente parlando, la grande capacità del 734 nel dirimere, senza
tracimazioni e sovrapposizioni, il contenuto della gamma bassa, con le percussioni, anche
quelle di diametro più grande, sempre ben scontornate e circostanziate, appaiate, ma mai
confuse, con il lavoro del basso, del contrabbasso o del synth, i quali possono scendere
negli anfratti armonici più profondi senza costrizioni e perdite di nerbo, prestazione
questa, che finora ritenevo capace di assegnare solo ai modelli a stato solido di più
elevato lignaggio e potenza. Il medio, trasparente e fluido come tradizione tecnologica
vuole, è meno eufonico, interpretato del solito; più corretto e volitivo, mirabilmente
informativo. Esso va poi ad incastonarsi a perfezione nella gamma superiore, che raggiunge
vertici di qualità ed estensione da accademia del suono. Sempre formidabile la
focheggiatura sugli attori musicali, con una declinazione dei piani sonori didascalica e
stabile, ma con la possibilità di cogliere, in quelli più lontani e flebili, la fragile
ma vitale espressione dell'impulso più delicato o sottile. Se vogliamo cercare il pelo
nell'uovo, ma non so nemmeno se ciò sia tale, mancando un riscontro esigibile solo a
maturazione completa dei dispositivi sottovuoto, è una certa "freddezza"
nell'estremo superiore, che coniugandosi ad una capacità analitica a cinque stelle, può
sottolineare - nelle registrazioni meno accurate (vedi rock più commerciale) - le
sibilanti e/o il frizzantino dei piatti, come pure isterilire alcuni strumenti che
incappino in quella regione. Questo vezzo scompare letteralmente negli album di più alta
qualità. Con alcuni "sampler" audiophìle di immacolato credito tecnico, utili
soprattutto in questi frangenti, la resa acustica è impeccabile, con dettagli incisivi e
fragranti ed armoniche piene e solide. E questa la prova probante che il 734 è un
apparecchio di altissimo bordo, il quale non permette di fare prigionieri, quando questi
si manifestano sotto forma di lavoro abborracciato di un fonico fumato, ma paga totalmente
quando questo, riavutosi dai bagordi della notte di Halloween, si mette smoking e guanti
bianchi. Concludendo, non si può non classificare lo Spark SP-734 tra le migliori
proposte in assoluto a prescindere dalla tecnologia e dal paese di provenienza. Se poi
aggiungiamo il prezzo (3.4 milioni al pubblico, IVA al 20% compresa), assimilabile - se
non minore - a quello ormai richiesto per un buon integrato europeo a stato solido, allora
parlare di clamoroso rapporto qualità/prezzo non desta alcuna sorpresa o rivendicazione.
La chimera di abbordare un'elettronica (valvolare) di massimo livello a prezzi terrestri
è finalmente una elegante e ghiotta realtà e non può che far felice il popolo audio ed
invidia e preoccupazione ai concorrenti occidentali che dovranno correre ai ripari se non
vorranno cadere sotto le grinfie della tigre cinese. quanto mai agguerrita e scatenata.
Circa le note di utilizzazione, è quasi superfluo raccomandare, vista l'eccellenza di
trascrizione ed analisi del 734, l'impiego di quanto di meglio il mercato possa offrire
per sorgenti e diffusori, calibrando però accuratamente la scelta su quei modelli già di
per sé inclini alla surdefinizione, che potrebbe far pendere l'equilibrio dell'impianto
verso un suono troppo calligrafico, svilendo la ficcante personalità musicale che il 734
innegabilmente possiede. Ciò, intuibilmente, vale anche per il discorso cavi, che devono
"servire" il carattere evocativo e lucido dell'amplificatore, senza
eccessivamente imbrigliarlo in un comportamento meccanico e notarile.